Uber Taxi sbarca in Italia e strizza l’occhio ai tassisti



L’hanno già provata in cinque città europee e ora tocca alla prima italiana. A partire da oggi, 4 dicembre, è arriva a Torino l’app Uber Taxi. Una sorta di ibrido che sfrutta la tecnologia dell’applicazione che ha reso una normalità il trasporto da privati e la già diffusa rete di tassisti. Da sempre una categoria diffidente — se non critica — nei confronti di Uber stessa, questo nuovo servizio rappresenta quasi un braccio teso nella loro direzione.

Come funziona (per i tassisti)
Non si paga per entrare nel circuito di Uber Taxi. L’obiettivo, a quanto spiegano, è permettere ai tassisti di sfruttare i tempi morti aggiungendo qualche corsa alla loro giornata lavorativa. C’è una copertura assicurativa — garantita per malattia o infortunio in accordo con Axa — e c’è (ovviamente) anche una tassa da versare alla stessa Uber per ogni passaggio dato attraverso la loro applicazione, pari al 7 per cento del costo di ogni corsa. In aggiunta, c’è anche l’opzione Flex Pay, che dà la possibilità di pagare la quota a Uber in un’unica soluzione, raccogliendo i proventi raccolti in tutta la settimana. I taxi che usano Uber Taxi saranno dotati anche di seggiolino per il trasporto di bambini.

Come funziona (per gli utenti)
Dal punto di vista dell’utente, l’utilizzo di Uber Taxi è molto simile a quello dell’app tradizionale. Sfruttando la geolocalizzazione, l’app ricerca l’autista più vicino a noi, ci dà una stima dell’orario di arrivo del taxi e dell’orario di fine corsa all’indirizzo di destinazione che abbiamo inserito. La cancellazione della corsa è gratuita entro due minuti da quando è stata accettata da chi ci sta offrendo un passaggio. Anche il pagamento avviene sull’app, attraverso carta di credito. E per la prima volta, Uber dà anche la possibilità di lasciare una mancia.

fonte: corriere.it



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