Taranto, i 20 sarcofagi romani perduti: il mistero sul fondale

Rita Guida
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Rita Guida
Rita è una cercatrice di tracce nascoste e dettagli sfuggiti ai più, scrive di storia, curiosità culturali e stranezze del mondo contemporaneo con un mix irresistibile...
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Hai mai sentito parlare dei sarcofagi romani sommersi di San Pietro in Bevagna? Immagina ventitré enormi vasche di marmo, destinate a ricchi romani, adagiate da oltre millecinquecento anni sul fondale marino vicino a Taranto. È uno dei misteri archeologici più affascinanti d’Italia e un vero esempio di tesoro archeologico sommerso che unisce storia, lusso e sventura. Appassionati di immersioni e archeologia spesso paragonano questo sito ad altre celebri meraviglie sommerse come la città romana sommersa di Baiae, nel Golfo di Napoli, che testimoniano la ricchezza del patrimonio subacqueo italiano.

Questi sarcofagi sono considerati oggi un museo subacqueo unico, che racconta la vita – e la morte – nell’antica Roma attraverso un naufragio trasformato in leggenda.



Storia e scoperta dei sarcofagi romani sommersi

Il carico di sarcofagi risale al III secolo d.C. Provenivano dal Mediterraneo orientale su una nave diretta forse verso il porto di Taranto. La nave, però, naufragò vicino alla foce del fiume Chidro, lasciando il prezioso contenuto a circa 70 metri dalla riva. Storie simili di navi e reperti romani sepolti per secoli si possono trovare anche a nord, come accaduto nel caso delle navi romane perfettamente conservate nel fango di Pisa, che hanno permesso agli archeologi di riscoprire la vita commerciale dell’antica Roma.

  • I sarcofagi sono oggi a 3-6 metri di profondità.
  • Alcuni sono doppi (uno dentro l’altro, per ottimizzare il trasporto).
  • Periodicamente vengono coperti dalla sabbia delle mareggiate.

Caratteristiche principali dei sarcofagi di marmo

Perché questi manufatti romani attraggono tanto l’attenzione degli archeologi e dei curiosi? Ecco alcune delle loro peculiarità.

Caratteristica Dettaglio
Materiale Marmo bianco dolomitico
Epoca III secolo d.C.
Peso 1.000 – 6.000 kg ciascuno
Quantità 23 sarcofagi, alcuni doppi

Erano destinati a tombe aristocratiche: veri status symbol funerari. Oggi rappresentano una sezione intatta di storia materiale romana, osservabile solo da chi osa spingersi nel mondo delle immersioni archeologiche. La straordinaria resistenza dei materiali impiegati dagli antichi romani continua a sorprendere gli esperti: il marmo, come il rinomato cemento romano capace di durare millenni in mare, si rivela fondamentale per la conservazione di questi reperti.

Un tesoro archeologico sommerso unico

La collezione subacquea dei sarcofagi di San Pietro in Bevagna è un caso quasi unico nel Mediterraneo. Non solo per la quantità e lo stato di conservazione, ma per la storia che racchiude:

  • Testimonia gli scambi commerciali dell’Impero Romano via mare.
  • Rivela la cultura funeraria di élite periurbane del periodo tardoantico.
  • Rende visibile – letteralmente – un episodio di sfortuna che si è trasformato in patrimonio collettivo.

Oggi il sito è conosciuto anche come “le Vasche del Re“. Diverse esplorazioni e ricerche moderne hanno dotato il fondale di pannelli esplicativi subacquei, per creare una sorta di museo visitabile sott’acqua. Non sempre i sarcofagi sono visibili, però restano un’attrazione per divers e studiosi, anche per via dell’alone di mistero che li circonda.

In sintesi

  • I sarcofagi romani sommersi di Taranto sono un tesoro archeologico subacqueo unico in Italia.
  • Risalgono al III secolo d.C. e testimoniano i traffici commerciali e la cultura funeraria romana di lusso.
  • Il sito offre un raro esempio di museo naturale subacqueo visitabile da sub e appassionati.
  • I sarcofagi sono spesso coperti dalla sabbia e non sempre facilmente individuabili.
  • Le campagne di studio continuano a rivelare dettagli sulla loro storia e conservazione.

Domande frequenti

È possibile visitare i sarcofagi romani sommersi?

Sì, ma solo facendo immersione con attrezzatura e guide specializzate nei periodi in cui non sono coperti dalla sabbia.

Perché i sarcofagi non vennero recuperati dopo il naufragio?

Il peso elevato, la posizione e la mancanza di mezzi tecnici impedirono il recupero in epoca antica.

Come si sono conservati i sarcofagi per così tanto tempo?

Il marmo è molto resistente; inoltre, l’acqua di mare e la sabbia hanno contribuito a proteggerli dagli agenti atmosferici.

Perché sono chiamati “Vasche del Re”?

Il nome deriva dalla loro imponenza e dal mistero sulle loro destinazioni originarie, forse legate a committenti molto ricchi.

Qual è la loro importanza per l’archeologia?

Costituiscono una rara testimonianza materiale di pratiche commerciali e funerarie dell’antica Roma.

La prossima volta che visiti il Salento o leggi di antichi tesori sommersi, ricorda questo affascinante angolo segreto: i sarcofagi di San Pietro in Bevagna ti aspettano, come un eterno museo sott’acqua, a testimoniare la grandezza e le sorprese della storia romana.

Rita è una cercatrice di tracce nascoste e dettagli sfuggiti ai più, scrive di storia, curiosità culturali e stranezze del mondo contemporaneo con un mix irresistibile di ironia e rigore. Su Quel che non sapevi propone articoli che sorprendono e incuriosiscono, decisa a sfatare luoghi comuni e stimolare la voglia di approfondire, perché alla fine, dice lei, ciò che impariamo per caso è spesso quello che ci resta più impresso.
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