San Mattia, l’apostolo scelto con il sorteggio



Bisognava pur sostituirlo Giuda, l’apostolo traditore che per 30 denari aveva consegnato Gesù, condannandolo alla crocefissione. Un peccato che l’apostolo ha pagato togliendosi la vita impiccandosi ad un albero. Ecco cosa ci racconta Wikipedia.

L’apostolo Mattia secondo il libro degli Atti degli Apostoli 1,21-22 fu uno dei settanta discepoli di Gesù e rimase con lui dal battesimo ad opera di Giovanni Battista fino all’ascensione. Il greco Matthias (o, in alcuni manoscritti, Maththias) è un nome derivato da Mattathias, in ebraico Mattithiah, che significa “Dono di Dio”; non va confuso con l’evangelista Matteo, anch’egli apostolo (e il cui nome ha lo stesso significato).

Nato in Giudea e morto a GerusalemmeColchide, San Mattia festeggia la sua ricorrenza il 14 maggio. La particolarità di questo santo sta nel modo in cui è diventato apostolo: per sorteggio. Infatti, secondo quanto riportato dal Nuovo Testamento, si narra che, nei giorni seguenti l’ascensione, l’apostolo Pietro propose all’assemblea dei fratelli, il cui numero era di centoventi, di scegliere uno tra loro per prendere il posto del traditore Giuda. Nel collegio apostolico furono indicati due discepoli, Giuseppe, chiamato Barsaba, e Mattia, e fu fatto il sorteggio, col risultato in favore di quest’ultimo, che pertanto venne associato agli undici apostoli.

Tutte le ulteriori informazioni concernenti la vita e la morte di Mattia sono vaghe e contraddittorie. Secondo Niceforo, egli predicò prima in Giudea e poi in Etiopia e quindi fu crocifisso.  Le reliquie di Mattia sono contenute in un’arca marmorea nel transetto dalla basilica di Santa Giustina a Padova, a poca distanza dall’arca dell’evangelista San Luca. È stato detto che Sant’Elena imperatrice portò le reliquie di San MattiaRoma, e che una parte di esse furono presso Treviri. Bollandus ritiene che le reliquie che si trovavano in Roma fossero piuttosto quelle di San Mattia o Matteo, che fu vescovo di Gerusalemme circa nell’anno 120, che sembra si siano poi confuse con quelle dell’apostolo.

La Chiesa cattolica celebra la festa di San Mattia il 14 maggio; il calendario della forma straordinaria lo ricorda il 24 febbraio, come pure la Chiesa luterana e la Chiesa anglicana; la Chiesa ortodossa e le altre Chiese di tradizione greca il 9 agosto. Un alone di mistero vige su di un presunto vangelo scritto da San Mattia. Infatti, Clemente Alessandrino ricorda una sentenza che i Nicolaiti ascrivono a Mattia: “Noi dobbiamo combattere la nostra carne, non mettere valore in essa, e non concederle niente che possa adularla, ma piuttosto incrementare la crescita della propria anima con la fede e la conoscenza“.

Questo insegnamento fu probabilmente trovato nel Vangelo di Mattia che fu ricordato da Origene; da Eusebio di Cesarea, che lo attribuisce agli eretici; da San Girolamo, e nel decreto di Gelasio (VI,8) che lo dichiara apocrifo. Questo è al termine della lista del Codice Barrocianus (206). Questo vangelo è probabilmente il documento con il quale Clemente d’Alessandria citò parecchi passaggi, sapendo che essi furono presi in prestito dalle tradizioni di Mattia, Paradoesis, la cui testimonianza fu rivendicata dagli eretici ValentinoMarcione Basilide.

Secondo i Philosophoumena, VII, 20, Basilide riporta discorsi apocrifi, che egli attribuisce a Mattia. Questi tre scritti: il vangelo, le tradizioni, e i discorsi apocrifi furono identificati da Zahn, ma Harnack rifiuta questa identità. Tischendorf pubblicò dopo Thilo, 1846, Acta Andreae et Matthiae in urbe anthropophagarum, che secondo Lipsius appartengono alla metà del II secolo. Questi apocrifi riferiscono che Mattia andò tra i cannibali e, essendo stato buttato in prigione, fu consegnato da Andrea; l’intera narrazione è senza valore storico, e negli scritti apocrifi Matteo e Mattia furono qualche volta confusi.



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