La storia di Italo, laureato in filosofia a 82 anni: “Devo tutto a mia moglie”



Una vita intera a mettere mano ai motori dei trattori, a montarli e smontarli, chiave inglese alla mano. Per poi scoprire che i guasti più difficili da riparare sono quelli dell’anima. Italo il meccanico, giunto alla soglia degli 80 anni è stato colpito da un dolore che sembrava senza rimedio, la perdita della moglie Angela con la quale aveva condiviso una vita intera. Alla fine ha trovato la cura: iscriversi alla facoltà di filosofia. «L’ho fatto perché dovevo capire dove fosse finita l’anima della mia Angela» racconta Italo Spinelli, da Finale Emilia (Modena) che oggi, all’età di 82 anni, davanti ai professori dell’università di Macerata è diventato dottore in filosofia discutendo una tesi su Tommaso Moro. «Un uomo di grande fede, affascinante, anche se io avrei preferito Giordano Bruno, la mente migliore che mi sia capitato di incontrare» confessa il «dottor» Italo.

Dalla fabbrica all’ateneo
Rimanere chini sui libri quando i tuoi coetanei si godono i nipoti o la briscola al bar è di sicuro un evento. Per sottolinearlo a Macerata Italo ha avuto accanto i tre figli, i nipoti e anche rappresentanti dell’amministrazione comunale di Finale Emilia. «Ce lo aveva chiesto lui stesso, in amicizia – racconta Maurizio Boetti, presidente del consiglio comunale – “Dài, quando mi laureo venite a sentirmi”. E noi lo facciamo ben volentieri, con tanto di fascia tricolore, perché sentiamo che Italo ha dato un esempio a quelli della sua età ma anche ai giovani». A Finale Emilia, dove Spinelli è una figura molto popolare, tutti hanno fatto il tifo per lui. Ha speso una vita dentro lo stabilimento Fiat di Modena, oggi chiuso, che fabbricava macchine agricole. «Però è sempre stato un tipo curioso – lo descrive Boetti – molto interessato alla storia locale, al perché e al percome dei luoghi in cui è vissuto».

«I miei 52 anni con Angela»
Però il salto fino alla filosofia, ai grandi interrogativi della vita, è notevole. Come è successo? È lo stesso Spinelli a raccontarlo: «Nel 2014 è venuta a mancare mia moglie Angela. Un tumore al polmone, dei più cattivi, se l’è portata via in pochi mesi dopo 52 anni trascorsi assieme. Lei è stata quella che mi ha sempre sostenuto, con l’amore e in senso materiale, anche nei momenti difficili, che ci sono stati. Da quel giorno ho cominciato a chiedermi: “La rivedrò?”, “Dove è finita?”. O ancora: ”Ce l’abbiamo davvero un’anima?”. Insomma, dovevo trovare una risposta alla morte di mia moglie». La risposta l’ha cercata nei libri e in un percorso rigoroso come gli studi universitari. «Io con quella materia non avevo dimistichezza. Certo, leggevo ma la mia conoscenza in fatto di filosofia si limitava a un libro di massime di Sant’Agostino, in verità bellissime».

Platone come Bartali
La motivazione è stata talmente forte che Italo ha deciso di iscriversi al corso di filosofia a Macerata. «La facoltà c’e anche a Ferrara, ma lì chiedevano l’obbligo di frequenza mentre a Macerata potevi anche seguire le lezioni online. Te le scaricavi sul computer e te le seguivi una, due, tre volte se necessario. Perché sapete, nel frattempo ho imparato a usare anche internet». All’attempato meccanico dei trattori si apre un mondo, che lui reinterpreta a suo modo: «Aristotele e Platone? Un dualismo che a me ha ricordato quello tra Coppi e Bartali. Bartali, che fu partigiano e salvò gli ebrei, è Platone, un filosofo dalla statura morale più alta di tutti, che metteva la Verità al di sopra di ogni cosa».

La risposta finale
E si arriva al grande giorno, al coronamento di un quinquennio di studi («Ci dedicavo due o tre al giorno»). «A Macerata ho trovato un ambiente entusiasmante – dice Italo – sia con gli studenti che con i professori. Uno di loro dopo un esame mi ha detto: “Ha insegnato più cose lei a noi, che noi a lei”». Ma alla fine, quell’interrogativo da cui tutto è partito, ha trovato una risposta? «Mi ha aiutato la lettura del filosofo Pascal e della sua scommessa. Conviene avere fede, perché in quel caso almeno ci saremo garantiti la beatitudine. E alla fine credo che sì, una volta chiusi gli occhi per sempre, rivedrò la mia Angela».

FONTE: CORRIERE.IT



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