Che cos’è la droga da stupro: la terribile storia di una turista in Italia



Avevano un gruppo WhatsApp denominato “Cattive abitudini” dove commentavano e si passavano le foto dello stupro commesso ai danni di una turista inglese di circa 50 anni. Protagonisti delle violenze sessuali, commesse nell’ottobre del 2016, circa una decina di dipendenti di un noto hotel di Meta di Sorrento (Napoli), cinque dei quali sono finiti lunedì mattina in manette destinatari di una ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Gip del tribunale di Torre Annunziata ed eseguita dagli agenti della Squadra Mobile di Napoli e del Commissariato di Sorrento. Dovranno rispondere di violenza sessuale di gruppo ai danni della cittadina britannica.

LA DROGA DA STUPRO – Le indagini sono state condotte dalla procura torrese subito dopo la denuncia della donna alla polizia britannica del Kernt.  Era l’ultima sera della vacanza della vittima, che si trovava in compagnia della figlia di circa 16-17 anni, quando i due barman, in servizio presso la struttura alberghiera, offrirono alla donna un drink contenente la cosiddetta “droga da stupro“, ovvero sostanze appartenenti alle classi farmacologiche (Z-drugs e benzodiazepine) in grado di alterare la capacità di autodeterminazione della vittima e la sua capacità di reazione. Sostanze confermate dal successivo esame tossicologico sui campioni biologici della donna (urina e capelli).

LA VIOLENZE E I VIDEO – Bevuto il drink, la donna è stata poi “accompagnata” dai due barman nella piscina della struttura alberghiera dove si sono poi consumati gli abusi. Le violenze sono poi proseguite in una stanza riservata al personale. Qui la donna è stata condotta da un dipendente dell’hotel e ha trovato ad attenderla circa una decina di uomini, molti dei quali nudi, che a turno abusavano della 50enne. Ultimate le violenze, la povera vittima è stata riaccompagnata in stanza dove ad aspettarla c’era la figlia. Durante i rapporti sessuali, i dipendenti hanno fotografato e girato diversi video pubblicati poi nel gruppo WhatsApp.

LA DENUNCIA E I PRELIEVI – Rientrata in Gran Bretagna, la donna ha denunciato tutto alla polizia del Kent. E’ stata così sottoposta al prelievo di campioni biologici e ad accertamenti medico legali con i sanitari che, dopo aver rilevato lividi ed ecchimosi su tutto il corpo, hanno segnalato tutto all’autorità giudiziaria italiana tramite il Servizio di Cooperazione Internazionale della polizia.

LE INDAGINI – Durante le indagini condotte dalla procura di Torre Annunziata diretta da Alessandro Pennasilico, è stato possibile arrivare all’identificazione solo di alcuni (cinque) componenti del branco, tutti dipendenti dell’hotel. Oltre alla chat su WhatsApp, c’è stato il rilevamento della presenza del DNA degli indagati sul corpo della vittima ed in particolare sulla aree interessate dalla violenza.

Inoltre due barman sono stati identificati grazie a una foto scattata dalla stessa vittima e un altro dipendente è stato incastrato – grazie alla descrizione della vittima – da un tatuaggio a forma di corona che aveva sul collo.

I NOMI – In carcere sono finiti Antonino Miniero, Gennaro Davide Gargiulo, Fabio De Virgilio, Raffaele Regio, Francesco Ciro D’Antonio, tutti indagati di violenza sessuale di gruppo ai danni della cittadina britannica.



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